Nuova truffa col numero dei carabinieri: come proteggersi

Diventano sempre più sofisticati i meccanismi per realizzare una truffa online, l’ultimo della serie coinvolge addirittura una stazione dei Carabinieri. Tutti i dettagli

Truffa online
Truffa online – mr.informatico.it

La pandemia da coronavirus covid-19, oltre al drammatico contributo di persone scomparse, di persone che si sono ammalate gravemente e di persone che hanno perso la propria attività economica, ha lasciato in dote un elemento che, ancora oggi, irradia i propri effetti negativi. Parliamo nello specifico della necessità di accelerare sull’uso dei servizi online. Passare dalla mattina alla sera dalla libertà al lockdown, dal poter fare di tutto al non poter uscire nemmeno per fare la spesa ha reso necessario intraprende quel percorso.

Un fattore di per sé molto utile ed efficace ma che si è innestato su infrastrutture tecniche e di rete ancora non del tutto adeguate. Per non tacere dalla scarsa alfabetizzazione a livello informatico dei cittadini italiani e, perché no, anche dell’età media molto avanzata degli italiani stessi. Tutti fattori che hanno determinato, appunto, una accelerazione impropria nell’uso dei servizi online con tutta una serie di effetti indesiderati.

Il principale è quello relativo alla diffusione delle truffe online e delle truffe telefoniche. Il rapporto dell’anno 2023 della Polizia Postale sui crimini informatici è stato molto netto. Nel triennio 2020-2023 circa 12 milioni di cittadini sono stati vittime di un tentativo di truffa.

Carabinieri utilizzati per truffe online

Truffe online l'azione dei Carabinieri
Carabinieri al mercato – mr.informatico.it

Alcune delle quali, purtroppo, abilmente andate a segno. Solo nell’anno solare 2023 sono circa 137 milioni di euro i soldi “truffati” ai cittadini con un aumento secco del 20% rispetto al dato dell’anno precedente, peraltro già altissimo, per non tacere del rapporto con il 2019, l’ultimo anno prima della pandemia, che è davvero esponenziale. Le truffe online in genere sono di tre tipi. C’è il “classico” phishing ovvero quello di far inserire dati personali seguendo un link pirata.

C’è lo smishing dove i dati vengono pescati inviando messaggi truffaldini via sms o via whatsapp. E infine c’è il vishing che avviene tramite una telefonata dove, con tecniche manipolatorie, si carpiscono i dati del malcapitato. Ed è proprio questo tipo di meccanismo che è stato utilizzato nei primi giorni di marzo ad Olbia per tentare di truffare alcuni ignari cittadini.

Ma la truffa in questo caso è salita di livello perché le telefonate arrivavano con un numero simile a quello della locale stazione dei Carabinieri e con tanto di nome sullo schermo riferito ai militari dell’Arma. Per fortuna i tentativi di truffa non sono andati a segno ma i Carabinieri di Olbia sono stati costretti ad emettere una nota in cui spiegavano l’accaduto raccomandandosi di non cedere mai dati personali a chi li chiede telefonicamente.

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