Oggi il gioco è come un puzzle: riordinare e sistemare le tessere di quel che rimane

Oggi il gioco è come un puzzle: riordinare e sistemare le tessere di quel che rimane

Questa è la settimana in cui si dovrebbe decretare la fine delle ombre e delle incertezze nella vita del mondo del gioco pubblico (legale) e dare il via ad una sua nuova vita. Il Governo con la sigla dell’accordo sul riordino ha cercato di portare a termine questo enorme puzzle, rappresentato appunto dal gioco pubblico, con l’intenzione di ridare centralità allo Stato nella sua regolamentazione. Per arrivare a questo c’è voluto tanto impegno e tanta costanza, oltre a qualche rinuncia (probabilmente solo da parte dello Stato) per poter affrontare a “testa alta” l’opinione pubblica e le imprese che di gioco vivono che hanno la necessità di avere un “esatto indirizzo” da seguire e perseguire… se non si vuole vedere un intero settore arrivare allo sfascio più di quanto le ordinanze restrittive messe in campo dalle Regioni e dagli Enti Locali non abbiano fatto sino ad ora.

L’emanazione proprio in questi giorni del decreto dovrebbe fermare una sorta di “agonia commerciale” del gioco pubblico, dei casino online e di tutto ciò che vi gravita attorno. Settimana decisiva nella quale si aprirà una nuova pagina del settore ludico sulla quale il Governo è chiamato a scrivere “a chiare lettere” tutto ciò che può regolamentare il gioco, le sue imprese, i suoi percorsi e le normative alle quali ci si dovrà attenere e che si dovranno rispettare. Pena la scomparsa dell’offerta legale dall’italico territorio con la conseguente sparizione dei presidi di legalità così faticosamente costruiti negli ultimi quindici anni.

Il decreto attuativo dovrebbe porre fine (trattandosi di gioco il condizionale purtroppo è d’obbligo) alla antica e ritrita “questione territoriale” che dal 2011 impera nella vita del gioco pubblico, così come dovrà mettere “buona pace” nei cuori di coloro che auspicavano la scomparsa del gioco dall’italico territorio. Intanto, in ogni caso, le imprese di gioco continuano a rivendicare, anche se nessuno sembra ascoltarle da tempo, il diritto della libertà di impresa regolata dalle norme dello Stato e non in ottemperanza a ciò che le Regioni, sino ad ora, hanno deciso per suo nome e conto.

Da questo famigerato decreto attuativo dell’accordo sul riordino dovrebbe emergere la salvaguardia dei principi della Costituzione considerati capisaldi nella nostra vita sociale: la tutela della salute pubblica e dei soggetti più deboli che dovrebbe però accostarsi anche agli altri diritti “sfiorati” qualche riga più sopra come la libertà di impresa od il diritto al lavoro, posto che la scomparsa delle industrie di gioco, che tanti ancora invocano a gran voce, creerebbe non poche problematiche in termini di occupazione.

Per tutto questo bailamme che si è creato attorno al gioco d’azzardo pubblico è stato studiato l’accordo dello scorso settembre che il Governo ha messo sul piatto, che gli Enti Locali hanno sottoscritto e che si dovrebbe finalmente concretizzare attraverso l’attesissimo decreto ministeriale.

Ma questo non solo per l’industria del gioco che ha assoluta necessità di stabilità e di certezze, ma anche per i vari territori che devono, una volta per tutte, essere liberi da tutte quelle normative emesse dalle varie Amministrazioni Comunali che in certe zone hanno portato a mettere il gioco pubblico in un angolo ed a far riaffiorare il gioco illegale che è andato a prendere il posto del “povero gioco lecito” troppo ostacolato da norme restrittive, orari ridottissimi e distanziometri da luoghi sensibili assolutamente impensabili.

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