L’onda “indipendentista” del nostro Paese travolgerà il gioco?

L'onda "indipendentista" del nostro Paese travolgerà il gioco?

Non bastava la fine della legislatura e, quindi, una supposta particolare corsa o urgenza per chiudere, almeno sulla carta, la questione del fenomeno del gioco d’azzardo. Non bastava che in Conferenza Unificata si fosse “tirata la giacca” da una parte o dall’altra per inserire questa normativa piuttosto che un’altra. Non bastava neppure che agli Enti Locali fosse stata lasciata la possibilità da parte del Governo di gestire i relativi territori come essi riterranno più opportuno, ma “rispettando gli investimento effettuati” su quei territori: ora ci si trova con i risultati del referendum che ha dichiarato “l’indipendenza” della Lombardia e del Veneto (peraltro Regioni da sempre schierate non certamente a favore del gioco), Regioni che non intendono aderire ai dettami dell’accordo sul gioco e che vogliono gestire il proprio territorio in tutta autonomia.

Non è che sino ad ora il gioco pubblico, compresa la roulette online, non avesse regole, normative o direttive da parte sia del Governo che degli Enti Locali: il gioco è un settore altamente complesso e complicato ed iper regolamentato, anche se forse in modo non soddisfacente. Per questo motivo la Conferenza Unificata ha reso possibile un accordo mirato espressamente sia al riordino del comparto che a quello delle regole. Non bisogna dimenticare che la “vecchia Legge Delega”, dalla quale è partito il “nuovo percorso istituzionale” del gioco degli ultimi anni, aveva inserito un punto cardine, proprio quel riordino normativo che tutti stanno aspettando, puntando esattamente sul Testo Unico dei giochi. Testo Unico che forse non è stato proprio dimenticato, né tanto meno abbandonato ma soltanto forse nascosto tra le pieghe di una intesa più ampia come quella di cui si sta parlando e che è stata siglata da tutti i protagonisti principali del gioco.

Il decreto ministeriale, ovviamente, non si limiterà soltanto ad una sorta di elenco dei punti vendita autorizzati sul territorio, oppure al numero degli apparecchi da intrattenimento che “resteranno vivi” dopo la corposa riduzione annunciata dal Governo, ma dovrebbe entrare “dentro il problema” delle leggi regionali che imperano sui territori e che dovrebbero venire modificate o sospese in base al contenuto del già nominato accordo sul riordino. Figuriamoci poi nei territori dove arriverà “l’onda indipendentista”, particolarmente in Lombardia, Regione che ha già dichiarato di non volersi adeguare ai dettami del nuovo protocollo siglato sul gioco.

E questo anche se il detto accordo sul riordino prevede espressamente che le leggi regionali ed i regolamenti comunali si dovranno adeguare a quanto previsto dallo stesso accordo! Questo segnale dovrebbe oltretutto rincuorare gli addetti ai lavori, specialmente quelli del Piemonte che a breve incorreranno nella scadenza che metterà fine a più del 90% delle imprese di gioco del territorio poiché verrà staccata la spina della maggioranza (in numero) degli apparecchi da intrattenimento.

Ma chi sperava nell’assenza di levata di scudi di alcuni territori contro il gioco sarà ovviamente deluso poiché ci sarà, senza ombra di dubbio, qualcuno che non si vorrà adeguare a nessuna volontà “centrale sul tema dei giochi”, minacciando ancora battaglie legali delle quali sembra di capire il gioco non si libererà mai. Si spera, però, che l’accordo, ed il consecutivo decreto, non si “esprima sottovoce” e che operi nel buon senso, materia prima assai carente quando si parla di gioco pubblico, di Governo, di Regioni e di  Enti Locali. Nessuno brilla in questo senso, purtroppo!