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Internet, da promessa di libertà d’informazione a censura per due terzi

La libertà di Internet in tutto il mondo è diminuita per il sesto anno consecutivo. I social media più popolari come Facebook e Twitter sono stati oggetto di una crescente censura

L’avvento di internet è stato di quelli che hanno cambiato per sempre le vite di tutti. Grazie ad esso si sono poi diffusi i blog, i social network, ecc ecc, e in ultimo le applicazioni mobile. Il tutto era arrivato come veicolo per rompere ovunque nel mondo i lucchetti delle censure. Per un poì di anni è stato davvero così: la libertà d’informazione regnare sul web.

Ma se questo è quello che è successo nei primi anni, oggi nel 2016 non è più così, ma non lo è già da qualche anni. Le restrizioni e le censure sempre più insistenti un po’ ovunque da parte dei governi hanno fatto sì che almeno due terzi degli utenti vivano forme di censura in rete.

Il Freedom House ha da poco pubblicato il rapporto annuale ‘Freedom of the net 2016’ che mostra come il livello di libertà del web nel mondo sia in declino per il sesto anno consecutivo. “La libertà di Internet in tutto il mondo è diminuita per il sesto anno consecutivo. I social media più popolari come Facebook e Twitter sono stati oggetto di una crescente censura”.

Sanja Kelly direttore per la libertà in internet, ha detto nell’introduzione che “le applicazioni di messaggistica sono in grado di diffondere informazioni in modo rapido e sicuro, e alcuni governi trovano tutto questo minaccioso”.

Censura per due terzi degli utenti del web

Il nuovo report di Freedom House fa notare come l’88% della popolazione mondiale in rete, ovvero due terzi degli utenti di internet, vivono in Paesi in cui sono in atto forme di censura online. La nazione al primo posto di questa classifica è la Cina, seguita da Siria e Iran. Le piattaforme maggiormente colpite dalla censura sono Facebook, Twitter, WhatsApp e Telegram.

Al primo posto la Cina seguita da Siria e Iran. Tra le piattaforme che maggiormente vengono colpite dalla censura i principali social network come Facebook e Twitter e le app di instant messaging come WhatsApp e Telegram.

Ciò che emerge dal rapporto infine è che nel 2016 sono stati registrati arresti in 38 Paesi per via di contenuti pubblicati sui social, a volte anche per un solo like su pagine o post sui social network.

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