Controlla il calcolo del TFR: l’azienda può sbagliare, ecco come fare

Ecco come controllare il calcolo del TFR. Così sarete sempre sicuri, anche se l’azienda può sbagliare: tutti i passaggi da seguire.

Il TFR è un trattamento a cui ogni lavoratore ha diritto di accesso ogni qualvolta termina un rapporto lavorativo. Viene calcolato come una quota annuale del reddito della persona, che può essere rivalutata ogni anno in base ad un tasso fisso. A cui si aggiunge una percentuale dell’inflazione.

Come fare per controllare il calcolo del TFR, così sarete sempre sicuri
Ecco come controllare il calcolo del TFR – mrinformatico.it

E non è finita qui, perché il TFR può anche essere trasferito in un fondo pensionistico complementare, o anche rimanere in azienda. Uno dei più grandi rischi legati al trattamento è l’errato calcolo da parte dell’azienda. Per essere sempre sicuri, ecco in che modo è possibile controllare il calcolo personalmente. Così avrete la certezza di ricevere tutto il compenso previsto a livello legislativo.

Calcolo del TFR: ecco come controllarlo subito

Se volete effettuare un controllo ulteriore in merito all’importo del vostro TFR e non siete sicuri che l’azienda vi abbia corrisposto la cifra esatta, allora questa guida vi tornerà utilissima. Avrete così modo di sapere esattamente quali sono i fattori che lo vanno a comporre dal punto di vista legislativo.

Ecco come fare per ottenere il calcolo esatto del vostro TFR
L’azienda può sbagliare il calcolo del TFR: così potete controllarlo in qualche minuto – mrinformatico.it

Come spiegato nell’art. 2120 co. 1, c.c., il trattamento di fine rapporto va calcolato facendo la somma per ciascun anno di lavoro una quota che è pari o non superiore all’importo della retribuzione dovuta per l’anno in questione. Il tutto va poi diviso per 13,5. Inoltre, la quota va ridotta proporzionalmente per le frazioni di anno, per computarsi poi come mese intero le frazioni di mese che sono uguali o superiori a 15 giorni.

Altro discorso è quello legato all’anticipo del TFR, che può venire richiesto dal lavoratore qualora abbia già almeno otto anni di servizio prestati per lo stesso datore. La quota deve essere non superiore al 70% rispetto al trattamento a cui si avrebbe diritto nel caso di cessazione del rapporto alla data della domanda. Deve inoltre essere giustificata.

E ad oggi, le motivazioni possono riguardare eventuali spese sanitarie, l’acquisto della prima casa o di un’abitazione per sé o per i figli. E ancora, spese durante i congedi per la formazione o per la formazione continua e spese nel corso dei congedi di maternità. Questa anticipazione può essere richiesta una sola volta e viene detratta dal trattamento di fine rapporto vero e proprio.

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