Chip nel cervello, intoppo per il primo paziente Neuralink: cosa è successo

La scienza e la tecnologia possono essere sempre un grande aiuto per la salute: ultimo caso grazie al ricco Elon Musk

Tecnologia chip tetraplegia Nola
La vita di Noland-(Mr.Informatico.it)

 

Quando la salute è in precarie condizioni o ci si affida alla religione pregando continuamente affinché la situazione possa migliorare o serve l‘intervento di medici specializzati che possano spiegare anche crudelmente come stanno le cose.

Da secoli si sa, scienza e credenze non vanno mai di pari passo, la Chiesa tante volte si è opposta ad interventi tecnologici e scientifici per migliorare le condizioni di salute di sfortunati individui che a stento riescono a parlare.

Ciò che sta accadendo a Noland Arbaugh, sfortunato uomo tetraplegico è straordinario.

Chip nel cervello, cosa succede?

Tecnologia chip tetraplegia Noland
Chip nel cervello del ragazzo-(Mr.Informatico.it)

 

La scienza da anni tenta di sconfiggere ed affrontare le più gravi patologie degli esseri umani per permetter loro di vivere o almeno continuare a farlo degnamente.

La storia di un ragazzo di appena 29 anni, Noland Arbaugh che è diventato tetraplegico, dopo un grave incidente capitato mentre effettuava sessioni di immersioni marine.

Noland è diventato tetraplegico, impossibilitato di muoversi e di compiere solite azioni quotidiane. La scienza scende in campo e grazie all’intervento di specialisti gli è stato impiantato nel cervello un particolare “chip” chiamato impianto cerebrale di Neuralink. Si tratta di una sperimentazione che dura ormai da quasi 3 mesi e secondo gli esperti i risultati sono anche soddisfacenti.

Chip nel sistema cerebrale

Dopo 100 giorni di analisi e test effettuati a Noland, c’è stato già il primo riscontro degli esperti che hanno impiantato questo chip: obiettivo è di restituire attraverso questo sistema l’autonomia alle persone affette da tetraplegia.

Le parole di soddisfazione intanto giungono proprio dal “paziente zero” Noland, che conferma i suoi notevoli miglioramenti grazie all’uso di un mouse: “Link mi permette di vivere secondo i miei tempi, senza bisogno di avere qualcuno che li detti. Sono tornato a fare movimenti che non effettuavo da circa 8 anni. La cosa più comoda è che posso sdraiarmi nel mio letto e usarlo, questo chip mi ha aiutato a riconnettermi con il mondo, la mia famiglia ed i miei amici. E sono sempre a disposizione per i medici qualora servissero esperimenti”.

Ma come funziona questo chip? È composto da una serie di sensori chiamati “stentrode” che vengono impiantati all’interno dei vasi sanguigni della corteccia cerebrale che potranno essere utilizzati da remoto tramite un “Synchron Switch” ossia un ricevitore sottopelle capace di trasmettere i dati a pc, tablet e smartphone. 

Neuralink in una nota sottolinea: “Il nostro principale obiettivo è monitorare l’utilizzo della tecnologia all’interno del cervello umano e migliorarne le prestazioni”. 

Prima dell’introduzione di questo chip, Noland utilizzava solamente uno stick per tablet che doveva essere posizionato nella sua bocca da un operatore sanitario che gli causò problemi come piaghe da decubito. 

Un piccolo problema è stato riscontrato nell’ultima settimana quando alcuni fili del chip si sono ritirati dal cervello causando una diminuzione di stimoli necessari per l’attività elettronica.

Nonostante ciò, grande soddisfazione arriva dalle parole di Elon Musk, che sul suo profilo di X scrive: “100 giorni di successo con il primo impianto cerebrale di Neuralink su un essere umano”. 

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