Allerta privacy su Google, Gemini non è sicuro? Le criticità e i dubbi sul chatbot appena lanciato

Gemini è stato accolto con grande entusiasmo dalla comunità online, ma ora emergono i primi dubbi sulla sua sicurezza.

L’innovazione tecnologica porta con sé promesse di efficienza e comodità, ma spesso solleva questioni di privacy che non possono essere ignorate. Questo è particolarmente vero per le nuove applicazioni di Intelligenza Artificiale come Gemini, il chatbot lanciato pochi giorni fa da Google. Sebbene sia posizionato come l’assistente digitale di nuova generazione per dispositivi Android, progettato per semplificare e migliorare l’interazione con smartphone e altri dispositivi, l’avviso di privacy emesso da Google stessa solleva preoccupazioni significative riguardo la sicurezza dei dati degli utenti.

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Gemini potrebbe avere qualche problema a livello di privacy (Foto YouTube Google) – mrinformatico.it

Attraverso il suo Centro Privacy, Google ha avvertito gli utenti che l’interazione con le applicazioni Gemini comporta la raccolta di diverse categorie di informazioni: conversazioni, posizione, feedback e informazioni sull’uso. Questa raccolta dati serve a migliorare, sviluppare e fornire prodotti, servizi e tecnologie di apprendimento automatico. Tuttavia, è la raccolta delle conversazioni che solleva maggiori dubbi sulla privacy.

Google è consapevole della situazione tenta di rassicurare i suoi utenti

L’azienda assicura che prende sul serio la privacy degli utenti e che non vende informazioni personali a terzi. Per proteggere la privacy e migliorare Gemini, Google seleziona un sottoinsieme di conversazioni, utilizzando strumenti automatizzati per rimuovere informazioni che identificano l’utente. Nonostante queste misure, la politica di conservazione dei dati di Google potrebbe non tranquillizzare tutti. Le conversazioni esaminate da revisori umani non vengono eliminate nemmeno dopo la cancellazione dell’attività delle App Gemini dall’utente, ma vengono conservate separatamente per fino a tre anni.

Google avvisa inoltre che, anche disattivando l’Attività delle App Gemini, le conversazioni restano salvate con l’account dell’utente per fino a 72 ore per permettere la fornitura del servizio e l’elaborazione di feedback. Questo dettaglio sottolinea l’importanza di considerare attentamente quali informazioni si condividono durante l’uso di Gemini.

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Il dibattito sul rapporto tra privacy e IA è ancora lontano dall’essere risolto – mrinformatico.it

La questione diventa ancora più delicata quando si considera l’invito esplicito di Google a non inserire informazioni riservate nelle conversazioni con Gemini. Questo avviso, se da un lato riconosce gli sforzi dell’azienda nel proteggere i dati degli utenti, dall’altro solleva interrogativi sulla capacità di Gemini di garantire una privacy assoluta.

In un panorama digitale sempre più orientato verso l’utilizzo dell’IA, la questione della privacy diventa cruciale. Mentre le applicazioni come Gemini promettono di rivoluzionare l’interazione con la tecnologia, gli utenti devono essere consapevoli dei potenziali rischi per la loro privacy. L’avviso di Google sull’app Gemini evidenzia un equilibrio delicato tra innovazione tecnologica e protezione dei dati personali.

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